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Stop al telemarketing aggressivo: cosa cambia davvero con le nuove tutele per i consumatori

Stop al telemarketing aggressivo: cosa cambia davvero con le nuove tutele per i consumatori
Photo by geralt – Pixabay
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Il decreto Bollette riscrive le regole delle chiamate commerciali: più protezione per i clienti, obbligo di consenso preventivo e sanzioni più dure. Ma il nodo delle telecomunicazioni, per ora, resta aperto.

Stop al telemarketing aggressivo: cosa cambia davvero con le nuove tutele per i consumatori
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La stretta sulle telefonate promozionali segna un passaggio importante nella tutela dei consumatori. Con il nuovo provvedimento inserito nel decreto Bollette, il meccanismo delle attivazioni telefoniche viene completamente ribaltato: non sarà più sufficiente aggirare il sistema con pratiche poco trasparenti, perché servirà un consenso chiaro, verificabile e raccolto prima di qualsiasi contatto commerciale. Una modifica che arriva in un momento in cui il telemarketing aggressivo continua a pesare sulle famiglie e ad alimentar un mercato spesso percepito come opaco.

Il cambiamento non riguarda soltanto il modo in cui vengono gestite le offerte, ma anche il rapporto di forza tra aziende e utenti. Per anni, infatti, il consumatore ha dovuto difendersi da chiamate insistenti, proposte non richieste e contratti attivati con procedure difficili da contestare. Ora la logica si capovolge: non sarà più il cittadino a dover dimostrare di non aver voluto quel contratto, ma sarà il fornitore a dover provare di aver ricevuto un consenso reale, preventivo e tracciato.

Consenso obbligatorio: la nuova regola per le offerte telefoniche

Il cuore della riforma è semplice da spiegare, ma molto significativo nei suoi effetti. Per avviare una proposta commerciale via telefono o tramite messaggio, le aziende dovranno disporre di un’autorizzazione esplicita ottenuta in anticipo. Non basterà più fare affidamento su liste generiche, contatti incrociati o presunti interessi dedotti da raccolte dati poco chiare.

Fino a oggi, uno degli strumenti principali di difesa era il Registro Pubblico delle Opposizioni. Uno strumento utile, certo, ma spesso insufficiente a fermare le dinamiche del telemarketing più aggressivo, anche perché i flussi informativi non sempre risultavano controllati in modo efficace. Con la nuova disciplina, invece, il centro del sistema cambia: il contatto commerciale è legittimo solo se nasce da una volontà espressa in precedenza dal cliente, attraverso i canali ufficiali del fornitore.

Energia tutelata, telecomunicazioni escluse: il punto che divide

Nonostante l’impatto della riforma, resta un’assenza che sta già facendo discutere. La stretta normativa si applica infatti solo alle forniture di energia elettrica e gas, mentre il settore delle telecomunicazioni rimane fuori dal perimetro delle nuove tutele. Una scelta che, inevitabilmente, lascia scoperto un fronte molto delicato per milioni di utenti.

L’estensione alle chiamate relative a telefonia fissa, mobile e connessione internet era stata inizialmente prevista e approvata in sede parlamentare. Poi, però, il testo è stato rivisto e quella parte è stata eliminata dal Decreto Accise-ter dopo un confronto istituzionale tra Governo e Quirinale. Il risultato è che, almeno per ora, le offerte di tariffe internet e di abbonamenti telefonici continueranno a muoversi secondo le vecchie regole.

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Sanzioni più pesanti e poteri rapidi per fermare i call center irregolari

La tenuta della riforma dipenderà molto anche dalla sua applicazione concreta. E sotto questo aspetto il legislatore ha scelto una linea severa. Il sistema sanzionatorio è stato rafforzato e affidato alle autorità di vigilanza competenti, in particolare al Garante per la protezione dei dati personali e all’Agcom, che potranno intervenire con rapidità contro i call center che operano fuori dalle regole.

Tra gli strumenti più incisivi c’è la possibilità di ordinare ai gestori telefonici la sospensione immediata delle linee usate per il telemarketing illecito. Una misura forte, pensata per colpire sul nascere le strutture più aggressive, soprattutto quando vengono impiegate numerazioni non registrate o non correttamente attribuite al professionista. In questo modo, l’azione di controllo non resta solo teorica, ma può produrre effetti immediati sul piano operativo.