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Slot machine in calo, ma il gioco non si ferma: come sta cambiando il mercato italiano

Slot machine in calo, ma il gioco non si ferma: come sta cambiando il mercato italiano
Photo by 5598375 – Pixabay
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Il comparto delle slot tradizionali arretra, mentre cresce il peso del digitale. Tra nuove regole, raccolta in aumento e richieste di riordino, il settore del gioco in Italia sta attraversando una fase di profonda trasformazione.

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Negli ultimi anni il mondo delle slot machine ha subito una frenata evidente, almeno sul fronte del gioco fisico. I numeri parlano chiaro e mostrano un cambiamento strutturale che va oltre il semplice calo di un singolo segmento. Dal 2018 a oggi, infatti, il fatturato delle slot è sceso da 48,7 miliardi a 31,5 miliardi di euro. Un ridimensionamento importante, accompagnato anche da una diminuzione degli addetti del settore, segnale di un comparto tradizionale che si sta restringendo.

Eppure, come osservato nel corso del Forum 2026 da Geronimo Cardia, presidente di Acadi-Confcommercio, la domanda di gioco non si è affatto dissolta. Si è spostata. Ha cambiato forma, canale, modalità di fruizione. Ed è proprio qui che entra in gioco la trasformazione più interessante: il pubblico continua a cercare l’offerta, ma lo fa sempre più spesso attraverso strumenti diversi da quelli di un tempo. Il digitale, in questo scenario, non è più una semplice alternativa, ma una parte centrale del sistema.

La domanda non scompare: si sposta verso nuovi canali

Secondo l’analisi presentata da Cardia, il punto chiave è uno solo: il mercato non perde interesse, ma redistribuisce la propria attenzione. La frase riportata nel dibattito è netta: “La domanda non sparisce: migra da un prodotto all’altro, da un canale all’altro,“. Una sintesi efficace di ciò che sta accadendo nel settore del gioco, dove la contrazione dell’offerta fisica sta favorendo la crescita delle piattaforme online.

Questo passaggio non arriva per caso. In molte città italiane, infatti, le restrizioni legate alle slot sono diventate sempre più rigide. Distanze minime dagli “ambienti sensibili“, limiti orari e regole locali differenti hanno finito per comprimere l’accesso al gioco fisico. Il risultato? Una parte dei giocatori si è orientata verso soluzioni digitali, più immediate e meno vincolate da normative territoriali. È un cambiamento che riflette non solo l’evoluzione tecnologica, ma anche la capacità del settore di adattarsi a una domanda che resta viva.

Il riordino del gioco fisico e il tema della sostenibilità

Il Forum 2026 ha riportato al centro anche un altro tema cruciale: la sostenibilità del sistema. Non soltanto in senso ambientale, ma come equilibrio tra regole, occupazione, legalità e tutela dell’utente. Lino Enrico Stoppani, vicepresidente vicario di Confcommercio, ha ribadito che le imprese del gioco legale non chiedono un vuoto normativo, né una deregulation indiscriminata. Chiedono, piuttosto, “regole migliori“.

Da qui nasce l’idea di una “disciplina nazionale della rete fisica“, costruita su quattro elementi chiave: presidio, formazione, tecnologia e prevenzione. Quattro parole che sintetizzano una visione più moderna del gioco terrestre, pensata per garantire un controllo efficace e, allo stesso tempo, una maggiore coerenza sul piano regolatorio. In altre parole, l’obiettivo non è semplicemente limitare, ma organizzare meglio.

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Il digitale avanza, ma servono regole più chiare

Se il gioco fisico perde terreno, il comparto online si presenta sempre più come il principale sbocco della domanda. Mario Lollobrigida, direttore Giochi dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, ha sottolineato che la compressione della rete tradizionale sta spingendo una parte dei giocatori verso il web. È una tendenza ormai evidente e destinata probabilmente a rafforzarsi, ma non priva di criticità.

Il nodo principale resta quello della frammentazione normativa. Tra distanziometri, limiti orari e discipline locali molto diverse tra loro, per gli operatori diventa difficile pianificare il futuro con chiarezza. E senza un quadro stabile, anche gli investimenti rischiano di rallentare. La necessità, quindi, è quella di costruire regole più realistiche, capaci di tenere conto sia dell’evoluzione del mercato sia dell’esigenza di tutela pubblica.