Ridurre l’indicatore economico è possibile applicando con attenzione le recenti disposizioni normative e finanziarie.

L’accesso ad agevolazioni fiscali e sconti in bolletta dipende interamente dal valore dell’indicatore economico del proprio nucleo. Ottenere un ISEE più basso non significa eludere le regole, ma sfruttare strategicamente le normative in vigore. Tante famiglie italiane, per scarsa informazione, perdono sussidi fondamentali omettendo l’ottimizzazione del proprio patrimonio. Attraverso una corretta e attenta pianificazione, dalla selezione intelligente degli strumenti di risparmio fino a una rigorosa verifica delle giacenze bancarie, è possibile abbattere questo parametro in modo del tutto lecito e senza commettere alcun errore formale.
Titoli di Stato ed esenzioni
Una delle opportunità più rilevanti per ottenere un ISEE più basso riguarda la corretta gestione dei propri risparmi personali e familiari. Le recenti novità introdotte dalla legislazione nazionale permettono infatti di escludere dal calcolo dell’indicatore i titoli di Stato, come ad esempio i classici e diffusi BTP, e i prodotti finanziari di raccolta del risparmio garantiti dallo Stato, tra cui spiccano i buoni fruttiferi postali.
Questa esenzione si applica fino a un limite massimo complessivo che ammonta a 50.000 euro per ciascuna famiglia. Qualora un cittadino possieda una forte liquidità attualmente inattiva sul proprio conto corrente, trasferirne una parte strategica in queste specifiche forme di investimento comporta una diminuzione immediata e netta del patrimonio mobiliare dichiarato ai fini fiscali. Si tratta di una mossa finanziaria che, oltre a generare un potenziale e interessante rendimento cedolare periodico, riduce in maniera determinante l’impatto dei risparmi sul risultato finale del certificato, facilitando non poco l’accesso a svariati bonus e incentivi governativi pensati per il sostegno al reddito.
Ottimizzazione del conto corrente
Il saldo di fine anno e, ancor di più, la giacenza media dei conti correnti e dei libretti di risparmio pesano enormemente sulla determinazione finale del documento economico. Una strategia perfettamente legale e molto utilizzata per limitare questo forte impatto è la cointestazione degli strumenti bancari. Cointestando un conto con una persona di estrema fiducia che non appartiene al medesimo stato di famiglia, la somma totale depositata e la relativa giacenza vengono matematicamente divise per il numero esatto degli intestatari.
Facendo un esempio pratico: se un conto presenta un saldo complessivo di 20.000 euro ed è cointestato a due soggetti appartenenti a nuclei differenti, nel calcolo dell’ISEE di ciascuno dei due figureranno solamente 10.000 euro. È ovviamente un passo molto delicato da compiere esclusivamente con persone con cui si ha un vincolo fiduciario solidissimo e indissolubile, al fine di evitare future e spiacevoli controversie legali o, peggio, blocchi operativi sui fondi depositati per disaccordi sulla gestione delle spese.
Il vantaggio dell’ISEE corrente
Molto spesso la fotografia scattata dall’indicatore ordinario non riflette assolutamente le reali e attuali difficoltà finanziarie del cittadino, poiché la normativa impone di fare riferimento ai redditi e ai patrimoni accumulati nei due anni solari precedenti. Per far fronte a cambiamenti repentini e negativi, la legge mette a disposizione lo strumento eccezionale dell’ISEE corrente. Nel caso in cui si verifichi una drammatica perdita del posto di lavoro, una severa riduzione dell’orario lavorativo oppure un calo reddituale che risulti superiore al 25% rispetto a quanto certificato nell’indicatore standard, il contribuente ha il diritto di richiedere l’aggiornamento dei dati utilizzando le entrate effettive degli ultimi dodici mesi.
Persino una variazione significativa del patrimonio mobiliare o immobiliare (qualora risulti superiore al 20%) giustifica a pieno titolo questa specifica richiesta. Aggiornare tempestivamente il documento permette di attestare la reale situazione di temporanea difficoltà economica, abbassando immediatamente il valore della certificazione per non perdere mai il diritto a supporti vitali come i sussidi al reddito.
Composizione del nucleo familiare
Un altro elemento di importanza cruciale e troppo spesso sottovalutato risiede nella corretta e aggiornata configurazione del nucleo familiare. Molti contribuenti ignorano del tutto che la semplice permanenza di figli maggiorenni all’interno dello stesso stato di famiglia può innalzare in modo drastico il valore complessivo dell’indicatore, specialmente se questi ultimi iniziano a produrre dei redditi propri anche se molto modesti. Se un figlio si trasferisce fisicamente, cambia formalmente la propria residenza e smette di essere fiscalmente a carico dei genitori, va a formare un nucleo a sé stante e completamente autonomo ai fini reddituali. Questo scorporo strategico permette ai genitori di non dover più sommare le entrate del figlio alle proprie, ottenendo di conseguenza un alleggerimento sostanziale dell’indicatore.
Bisogna in ogni caso prestare la massima attenzione alle complesse normative sui figli a carico non conviventi: finché il reddito del giovane resta sotto la rigida soglia di indipendenza fiscale, egli continuerà inesorabilmente a essere attratto nella dichiarazione sostitutiva unica della famiglia di origine.

Valore degli immobili e franchigie
Anche le innumerevoli proprietà immobiliari contribuiscono senza dubbio ad aumentare il coefficiente finale, ma esistono fortunatamente dei meccanismi di calcolo pensati per tutelare in modo particolare la prima casa.
Il legislatore prevede infatti un preciso sistema di franchigie sul valore dell’abitazione principale che va a neutralizzare una buonissima parte del suo impatto immobiliare complessivo sul certificato. Inoltre, dettaglio tecnico di fondamentale importanza, se l’immobile di proprietà è gravato da un mutuo stipulato regolarmente per l’acquisto o la costruzione, l’intero capitale residuo che risulta ancora da rimborsare alla banca al 31 dicembre dell’anno di riferimento viene interamente detratto dal valore ai fini IMU dell’immobile stesso. Un errore diffusissimo e molto penalizzante in fase di compilazione è proprio quello di dimenticare di inserire il capitale residuo del mutuo in corso, finendo rovinosamente per dichiarare un patrimonio netto immobiliare decisamente molto più alto di quello reale. Monitorare, aggiornare e inserire con estrema precisione tutti i dati del debito ipotecario rappresenta uno dei passaggi operativi più semplici per assicurarsi un indicatore vantaggioso.

