Con il gasolio ai massimi e le accise ormai allineate a quelle della benzina, l’esecutivo valuta interventi selettivi per sostenere famiglie, lavoratori e imprese senza far saltare i conti pubblici.

L’impennata del prezzo del diesel, ormai oltre la soglia dei 2,2 euro al litro, ha riacceso il confronto politico e costretto il governo a cercare una soluzione rapida. Il tema non riguarda soltanto chi utilizza l’auto ogni giorno: un aumento così marcato dei carburanti rischia infatti di incidere sull’intera economia, dai costi di trasporto alla catena distributiva, fino ai prezzi sugli scaffali. In altre parole, la questione non è solo automobilistica ma profondamente sociale.
La fine dello sconto sul gasolio
Uno dei nodi centrali del dibattito riguarda la possibile fine dello sconto sul gasolio. Da tempo si parla del superamento di un meccanismo considerato ormai poco efficace, perché finisce per avvantaggiare anche chi non ha bisogno di un sostegno economico reale. La linea tracciata da Giorgia Meloni è chiara: meglio concentrare le risorse su interventi più selettivi, capaci di raggiungere i contribuenti in difficoltà senza disperdere fondi in un beneficio generalizzato.
La premier ha più volte ribadito che il sussidio è destinato a essere superato. Una posizione che, almeno sul piano teorico, appare coerente con l’obiettivo di contenere la spesa e rendere più efficiente l’uso delle risorse pubbliche. Ma la strada non è lineare. All’interno del governo non mancano differenze di impostazione, perché ogni scelta sui carburanti ha ricadute immediate e molto visibili. E quando il prezzo del diesel cresce di giorno in giorno, anche il margine politico per rinviare le decisioni si restringe.
Gasolio da record: 2,208 euro al litro
Il dato che più preoccupa è quello del prezzo alla pompa: il gasolio ha toccato quota 2,208 euro al litro, un livello che fino a poco tempo fa sarebbe sembrato impensabile. Si tratta di un record che pesa non solo sui privati, ma anche su tutte quelle categorie che utilizzano il diesel per lavoro. Pendolari, autotrasportatori, artigiani e professionisti che percorrono molti chilometri ogni giorno si trovano ora davanti a un costo sempre più difficile da assorbire.
A incidere in maniera decisiva è stato l’aumento delle accise, portate al livello della benzina con la legge di Bilancio approvata all’inizio dell’anno. Questa scelta ha cancellato un vantaggio storico del diesel, che per lungo tempo aveva rappresentato una soluzione più economica per chi macinava chilometri. Oggi quel differenziale non esiste più e il risultato è un aggravio immediato per chi usa il veicolo come strumento di lavoro o per necessità quotidiane.

Aiuti mirati: chi potrà beneficiarne davvero?
La domanda che ora tiene banco è semplice solo in apparenza: chi riceverà i nuovi incentivi? Attorno a questo interrogativo si è già acceso un confronto acceso, sia tra gli esperti sia tra i rappresentanti politici. La prima ipotesi elaborata dagli economisti ministeriali punta a privilegiare i lavoratori dipendenti con redditi sotto una determinata soglia. Un criterio che, nelle intenzioni, consentirebbe di concentrare gli aiuti su chi è più vulnerabile agli aumenti.
Ma questa impostazione ha subito incontrato critiche, soprattutto per l’esclusione delle partite IVA. Su questo punto è intervenuto anche Matteo Salvini, che ha definito la scelta un “errore clamoroso“. Il leader della Lega spinge affinché gli autonomi possano accedere a forme di sostegno, ricordando che proprio loro spesso subiscono in modo diretto l’aumento dei costi senza avere una rete di protezione paragonabile a quella dei dipendenti.

