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Dal 15 giugno cambia tutto: la Pa controllerà i debiti fiscali dei professionisti prima di pagare le parcelle

Dal 15 giugno cambia tutto: la Pa controllerà i debiti fiscali dei professionisti prima di pagare le parcelle
Photo by moritz320 – Pixabay
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La stretta nata con la Legge di Bilancio e ritoccata dal Decreto Fiscale introduce un filtro più severo sui compensi liquidati dagli enti pubblici. Obiettivo: intercettare le cartelle esattoriali insolute prima dell’erogazione dei pagamenti.

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Dal 15 giugno, per molti professionisti che lavorano con la Pubblica Amministrazione, il percorso per ricevere un compenso sarà molto più rigido. Prima di liquidare una fattura, infatti, gli enti dovranno verificare se il beneficiario ha debiti fiscali iscritti a ruolo e non ancora saldati. In pratica, il pagamento non seguirà più un flusso lineare: sarà subordinato a un controllo preventivo che punta a intercettare eventuali pendenze con il Fisco.

Si tratta di un cambio di passo rilevante, destinato a incidere sulle procedure interne degli uffici pubblici e, al tempo stesso, sulle modalità di riscossione. La logica è semplice, almeno nelle intentions del legislatore: evitare che risorse pubbliche finiscano nelle mani di soggetti che risultano morosi verso l’Erario, utilizzando i pagamenti della Pa come leva per recuperare quanto dovuto.

La nuova versione dell’articolo 48-bis

Il riferimento normativo è la riscrittura dell’articolo 48-bis del DPR 602/1973, una norma che già in passato disciplinava le verifiche che gli enti pubblici devono svolgere prima di effettuare pagamenti a fornitori e imprese. La novità vera, però, è l’estensione esplicita della disciplina anche agli esercenti arti e professioni. Dentro questo perimetro rientrano quindi avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro, ingegneri, architetti e, più in generale, tutti i titolari di redditi da lavoro autonomo.

Il punto centrale è che il controllo non riguarda solo i rapporti futuri, ma si applica anche alle prestazioni già svolte. Questo significa che una parcella maturata mesi prima, o persino nell’anno precedente, se liquidata dal 15 giugno in poi, sarà comunque sottoposta al nuovo filtro. Una scelta che rende la norma particolarmente incisiva, perché non si limita a fotografare la situazione al momento dell’incarico, ma guarda al momento del pagamento.

Come funziona il blocco dei pagamenti

Sul piano operativo, il meccanismo è molto stringente. Prima di autorizzare il pagamento di una parcella, l’ufficio amministrativo dell’ente deve interrogare i sistemi dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione per verificare se il professionista risulti in regola con la propria posizione fiscale. Se emerge la presenza di cartelle esattoriali scadute e non saldate, il pagamento segue una strada diversa da quella ordinaria.

A quel punto, l’ente pubblico agisce come una sorta di intermediario della riscossione. Invece di versare l’intero importo al professionista, trattiene la somma necessaria a coprire il debito e la trasferisce direttamente all’agente della riscossione, fino a concorrenza dell’importo dovuto. Solo l’eventuale eccedenza viene pagata al professionista. È un sistema che riduce i tempi di recupero e supera le lentezze tipiche delle procedure di pignoramento presso terzi.

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La soglia dei 5.000 euro e i nodi ancora aperti

In origine, la norma prevedeva un controllo senza soglie, applicabile anche a importi molto bassi. Una soluzione che aveva immediatamente sollevato dubbi e proteste da parte degli ordini professionali, preoccupati per l’impatto burocratico e per il rischio di colpire anche debiti di entità minima o comunque contestati. A correggere il tiro è intervenuto il Decreto Fiscale n. 38 del 2026, che ha introdotto una soglia di salvaguardia: il blocco scatta solo se il debito complessivo iscritto a ruolo è pari o superiore a 5.000 euro.

La correzione attenua l’effetto della misura, ma non elimina del tutto le criticità. Resta infatti un aspetto che continua a far discutere: l’obbligo, per gli uffici pubblici, di effettuare comunque la verifica telematica preliminare sembra non dipendere dall’importo della singola fattura. In altre parole, anche per pagamenti modesti potrebbe essere necessario attivare il controllo, con il rischio di moltiplicare gli adempimenti amministrativi e rallentare i tempi di lavorazione.