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Assegno di inclusione, via libera ai nuovi controlli: cosa cambia con l’accesso diretto agli archivi INPS

Assegno di inclusione, via libera ai nuovi controlli: cosa cambia con l’accesso diretto agli archivi INPS
Photo by fotoblend – Pixabay
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Dopo oltre due anni di attesa, il decreto ministeriale sui controlli entra nella fase decisiva. La nuova banca dati condivisa consentirà verifiche più rapide e tracciate per individuare eventuali irregolarità nell’Assegno di inclusione.

Assegno di inclusione, via libera ai nuovi controlli: cosa cambia con l’accesso diretto agli archivi INPS
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Il rafforzamento dei controlli sull’Assegno di inclusione segna un passaggio importante per la gestione delle risorse pubbliche e per la tutela di chi ha davvero diritto al sostegno. Con il parere favorevole del Garante della Privacy, il provvedimento del Ministero del Lavoro può finalmente compiere l’ultimo passo verso l’operatività. Al centro della novità c’è una banca dati condivisa, pensata per incrociare informazioni previdenziali, reddituali e patrimoniali in modo diretto, mirato e costantemente tracciato.

L’obiettivo è chiaro: ridurre al minimo le erogazioni indebite e rendere più efficace l’azione di contrasto alle frodi. Ma non solo. Il nuovo impianto punta anche a garantire maggiore trasparenza nell’uso dei dati, con regole precise su chi può accedere alle informazioni, per quanto tempo e con quali limiti. Una macchina complessa, insomma, che prova a tenere insieme efficienza dei controlli e protezione dei diritti dei cittadini.

Il decreto ministeriale sui controlli prende forma dopo due anni

Dopo un’attesa durata oltre due anni, il decreto ministeriale che disciplina le verifiche sull’Assegno di inclusione è pronto a entrare a regime. Il Ministero del Lavoro ha ottenuto l’ok alla seconda stesura del testo, superando le iniziali criticità legate alla gestione dei dati personali. Si tratta di un passaggio decisivo per dare piena attuazione al decreto legge 48/2023, la norma che ha archiviato il reddito di cittadinanza e introdotto un nuovo modello di welfare più selettivo e orientato all’attivazione.

Accanto all’Assegno di inclusione, il sistema comprende anche il Supporto per la formazione e il lavoro, misura che lega il beneficio economico a un percorso di inserimento o riqualificazione professionale. Proprio questa transizione verso politiche attive ha reso necessario un quadro regolatorio molto dettagliato. Il decreto, infatti, non si limita a indicare i principi generali, ma entra nel merito di come dovranno svolgersi i controlli, quali dati potranno essere consultati e quali garanzie dovranno essere assicurate ai beneficiari legittimi.

Chi potrà accedere alla banca dati per le verifiche

Uno degli aspetti più rilevanti del nuovo sistema riguarda l’allargamento della platea dei soggetti abilitati ai controlli. Il decreto individua con precisione gli enti che potranno consultare gli archivi previdenziali e reddituali per svolgere le verifiche. In prima linea ci sarà il personale dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, già impegnato nel contrasto al lavoro irregolare, insieme ai militari del Comando Carabinieri per la tutela del lavoro. A questi si aggiungeranno gli ispettori interni dell’INPS e gli agenti della Guardia di Finanza.

Per questi operatori sarà possibile accedere in modo diretto alle informazioni elaborate dall’istituto previdenziale, con la possibilità di analizzare i profili economici sia in forma aggregata sia nel dettaglio. Un cambiamento significativo, perché promette di rendere più veloci le indagini e più incisive le attività di vigilanza. Il vantaggio atteso è duplice: da un lato verifiche più rapide sul lavoro sommerso e sulle situazioni irregolari; dall’altro un controllo più preciso sulle posizioni di chi riceve il sussidio senza rispettarne i requisiti.

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Privacy, tracciamento e limiti: le garanzie contro gli abusi

La condivisione di dati così delicati ha imposto un intervento molto netto da parte del Garante della Privacy. Rispetto alla prima bozza, giudicata insufficiente sotto il profilo delle tutele, il testo attuale definisce un perimetro più rigoroso per l’accesso alle informazioni della banca dati INPS. Il motivo è semplice: quando si trattano dati reddituali, familiari e patrimoniali, il rischio di violazioni è elevato e può incidere in modo pesante sulla vita di persone spesso già in condizioni di fragilità economica.

Proprio per questo, ogni amministrazione coinvolta dovrà effettuare una valutazione preventiva di impatto sulla protezione dei dati personali. Si tratta di un passaggio tecnico ma fondamentale, pensato per individuare le possibili vulnerabilità del sistema e predisporre misure adeguate di protezione. In altre parole, prima di aprire l’accesso agli archivi, occorre verificare che l’infrastruttura sia davvero in grado di reggere il peso delle informazioni trattate.