La TARI rappresenta un tassello cruciale nel finanziamento del servizio di gestione dei rifiuti urbani. Questo tributo locale, riscosso dai Comuni, grava sui proprietari o utilizzatori di immobili capaci di generare rifiuti, senza considerare l’uso effettivo degli stessi.

La prescrizione della TARI: tempistiche essenziali
Ogni tassa ha una storia e la TARI non fa eccezione. Proprio come avviene per l’IMU e altri tributi locali, la TARI soggiace a un termine di prescrizione. Stabilito in cinque anni dalla normativa, questo periodo limita il tempo a disposizione dei Comuni per esigere il pagamento. Ma quando, precisamente, questo orologio comincia a ticchettare? Il conto, curioso a dirsi, inizia il 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui la tassa doveva essere pagata. Prendiamo il 2018 come esempio. In questo caso, l’inizio della prescrizione avviene il 1° gennaio 2019, prolungandosi fino al 1° gennaio 2024. Tuttavia, il periodo di sospensione durante la pandemia da Covid-19 ha esteso questo termine al 26 marzo 2024.
L’interruzione dei termini e le sue cause
La prescrizione, sebbene delineata in maniera rigida, è tutt’altro che intoccabile. Infatti, può subire interruzioni a causa di un atto formale, come una cartella esattoriale da parte del Comune. Questo atto azzera il termine di prescrizione e ne riavvia il conteggio da capo, concedendo nuovamente cinque anni di tempo. E cosa dire delle controversie giudiziarie? Qui la musica cambia: in caso di sentenza, infatti, l’obbligo di pagamento della TARI si allunga a un decennio ordinario, regalando tempo supplementare ai Comuni per il recupero delle somme dovute. Naturalmente, le cartelle esattoriali sono sottoposte allo stesso regime di interruzione dei termini previsto per la TARI.
Raggiunto il limite di prescrizione, il contribuente ha il diritto di non versare più quanto indicato per la TARI. Tuttavia, questo privilegio non inizia magicamente con il termine: è necessario agire. Il silenzio non è d’oro, anzi! Si deve presentare un’istanza di autotutela per richiedere lo sgravio. E se la risposta del Comune tarda ad arrivare? In quel caso, il contribuente può avanzare un ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale entro 60 giorni. Strategia e tempismo sono, quindi, essenziali.
Il 2025 è l’anno del cambiamento nella tassazione sui rifiuti
L’anno 2025 non è semplicemente un nuovo capitolo del calendario, ma segna una rivoluzione nella TARI. Con l’introduzione della tariffa puntuale, i Comuni cominceranno a calcolare l’imposta basandosi su quanto effettivamente prodotto in termini di rifiuti indifferenziati. Mentre fino al 2024 il calcolo si è fondato principalmente sulla superficie e sul numero di occupanti, la tariffa puntuale aggiunge una dimensione nuova. Si punta a premiare chi produce meno rifiuti indifferenziati e a scoraggiare l’insostenibilità. Questo non è solo un cambiamento nel calcolo, ma un vero passo verso la sostenibilità. Cassonetti intelligenti e tessere elettroniche saranno protagonisti di questa rivoluzione, mirando a rendere il cittadino parte attiva nel ciclo dello smaltimento.