Con la Legge di Bilancio 2026, il bonus mamme vede un incremento nel suo importo, che passa da 40 a 60 euro. Tuttavia, l’atteso esonero contributivo continua a essere rimandato.

L’anno scorso, l’importo massimo del bonus era fissato a 480 euro, mentre adesso sale a 720 euro. Nonostante questo, l’agevolazione contributiva parziale promessa non verrà introdotta neanche nel 2026. Le lavoratrici madri, con almeno due figli, dovranno aspettare ancora per vedere attuato un esonero simile a quello totale temporaneamente applicato nel 2024.
Aumento dell’importo mensile ma decontribuzione ancora assente

Nel 2025, le madri lavoratrici con redditi fino a 40.000 euro potevano richiedere un aiuto economico di 480 euro dall’INPS. Questo beneficio è stato introdotto con il Decreto Legge n. 95, il quale ha spostato l’introduzione del promesso esonero contributivo. Anche per il 2026 lo schema rimane invariato, con l’eccezione dell’aumento a 60 euro del contributo mensile.
Il contributo è destinato a:
- Lavoratrici con contratti a tempo determinato o indeterminato, autonome e professioniste con due figli, il più giovane dei quali sotto i 10 anni;
- Lavoratrici autonome e professioniste con almeno tre figli, con il più giovane sotto i 18 anni.
Nonostante l’aumento rappresenti una buona notizia, sorge il problema della discrepanza tra promesse ed effettiva realizzazione. Un anno fa, si prevedeva un esonero contributivo parziale per le madri, fino a 3.000 euro, simile a quello totale concesso a chi ha tre figli e un contratto a tempo indeterminato.
L’attuazione delle misure e l’aumento delle risorse necessarie
I fondi iniziali stanziati erano pari a 300 milioni di euro, ma per un’effettiva implementazione della misura, la somma è stata aumentata a 480 milioni. Nonostante questo aumento, la decontribuzione prevista rimane nebulosa, influenzata dalle difficoltà nel reperire risorse sufficienti da diversi settori.
L’agevolazione, nella forma di un esonero contributivo totale per le madri con almeno tre figli, doveva coprire fino al 100% dei contributi previdenziali, con un tetto massimo di 3.000 euro annuali, erogati mensilmente. Tuttavia, ci sono significative differenze tra le misure effettive e quelle proposte.
La riscrittura delle regole nel 2025 e la continua dilazione della decontribuzione mettono in evidenza la difficoltà nel tradurre in pratica le teorie inizialmente previste. Le promesse fatte si scontrano con la realtà delle risorse necessarie, che nel 2026 aumentano ancora.
Prognosi per il 2026: speranze e incertezze
Per l’anno in corso, la dotazione di partenza è di 300 milioni di euro. Tuttavia, per garantire l’aumento a 60 euro del contributo mensile, saranno necessari 630 milioni di euro. La persistenza dei problemi di attuazione e la mancanza di chiarezza su quando le misure effettive vedranno la luce lasciano molte domande aperte per il futuro.
Con un passo in avanti nel contributo per le madri lavoratrici, ma una stagnazione su altre aspettative chiave come la decontribuzione, è legittimo chiedersi quando vedremo realizzate pienamente le promesse fatte.

