La prima busta paga dell’anno può riservare spiacevoli sorprese. Non solo per l’assenza di nuovi bonus, ma soprattutto a causa del conguaglio fiscale di fine anno. Quest’ultimo, nel 2026, potrebbe pesare significativamente sul portafoglio di molti lavoratori.

In diversi scenari, il ricalcolo delle tasse potrebbe portare a dover restituire fino a 1.000 euro, soprattutto per coloro che nel 2025 hanno guadagnato più del previsto. Questo importo, legato al taglio del cuneo fiscale – comunemente noto come “Bonus Meloni” – è visibile sotto la voce “Ulteriore detrazione” nella busta paga mensile.
Conguaglio fiscale: perché questo anno spaventa di più
Il conguaglio fiscale è il processo attraverso il quale il datore di lavoro ricalcola le tasse dovute sull’intero reddito annuale. Durante l’anno, l’Irpef è trattenuta basandosi su uno stipendio stimato e non definitivo. Se nel 2025 il reddito è aumentato – grazie a rinnovi contrattuali, straordinari, premi o indennità – il bilancio finale potrebbe essere più elevato del previsto.
La differenza rispetto agli anni precedenti è che il nuovo sgravio fiscale introdotto dalla legge di Bilancio 2025 si verifica su base annua. In pratica, superare certe soglie implica dover restituire gli importi ricevuti in detrazione. Questo rende il conguaglio di quest’anno particolarmente preoccupante per molti.
Guadagni extra e perdite di bonus: chi rischia di più?

I lavoratori che nel 2025 hanno visto aumenti salariali inaspettati iniziano l’anno con un rischio elevato di conguaglio negativo. In questi casi, il datore di lavoro non poteva prevedere il reddito reale e quindi applicava bonus e detrazioni basandosi su stime. Tuttavia, il ricalcolo finale delle agenzie fiscali verifica se le condizioni iniziali sono state realmente rispettate.
Di contro, i lavoratori il cui salario è rimasto costante nel corso del 2025 sono generalmente al riparo da queste brutte sorprese. Capire a fondo come queste dinamiche funzionano può aiutare a gestire meglio le attese e le finanze personali.
Il trattamento integrativo: quando il bonus di 100 euro sfuma
Quando il reddito supera i 15.000 euro, è possibile perdere il trattamento integrativo noto come “ex Bonus Renzi“. Nei casi peggiori, la cifra da restituire potrebbe raggiungere i 1.200 euro, includendo le mensilità già percepite durante l’anno.
Taglio del cuneo fiscale: qual è il funzionamento degli importi?
Fino a un reddito di 20.000 euro, viene offerto un bonus mensile calcolato percentualmente. Per esempio:
- 7,1% fino a 8.500 euro (circa 653 euro lordi);
- 5,3% tra 8.500 e 15.000 euro (circa 1.153 euro);
- 4,8% tra 15.000 e 20.000 euro.
Un reddito di 19.000 euro si traduce in un beneficio annuo di 912 euro. Superati i 20.000 euro, il bonus diventa una detrazione annuale fino a 1.000 euro tra i 20.000 e i 32.000 euro, riducendosi progressivamente fino ad azzerarsi a 40.000 euro. Chiunque superi queste soglie al conguaglio rischia di dover restituire l’importo in una sola volta.

