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Pensioni e assegni a rischio revoca: cosa succede a chi non ha inviato il modello RED

Pensioni e assegni a rischio revoca: cosa succede a chi non ha inviato il modello RED
Photo by alandsmann – Pixabay
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Migliaia di persone rischiano il blocco di prestazioni previdenziali e assistenziali se non regolarizzano la propria posizione entro la scadenza fissata.

Pensioni e assegni a rischio revoca: cosa succede a chi non ha inviato il modello RED
Photo by alandsmann – Pixabay

L’attenzione è alta su una platea molto ampia di cittadini che percepiscono trattamenti legati al reddito. Quando la comunicazione obbligatoria non arriva nei tempi previsti, scattano verifiche incrociate e, in alcuni casi, anche la sospensione degli importi. Il rischio non riguarda tutti i pensionati, ma solo chi riceve prestazioni condizionate a determinate soglie economiche. E qui la puntualità fa davvero la differenza.

Perché scattano i controlli e chi è coinvolto

Il punto centrale è il mancato invio del modello RED, il documento con cui si dichiarano le entrate che possono incidere sul diritto a specifiche prestazioni. Se la certificazione non viene trasmessa, l’ente previdenziale non ha gli elementi necessari per confermare che il beneficiario rientri ancora nei limiti previsti dalla legge.

Proprio per questo, chi non ha inviato la documentazione entro la fine di marzo rientra tra le pensioni INPS a rischio revoca. Non si tratta di un blocco generalizzato, ma di una verifica mirata sulle misure che dipendono dal reddito personale o familiare. Il sistema serve a evitare pagamenti non dovuti, ma impone anche ai cittadini un aggiornamento costante della propria situazione economica.

La trattenuta del 5% e l’ultima finestra utile

Prima della revoca definitiva, il sistema prevede una fase intermedia che funziona come avvertimento. Nei mesi di agosto e settembre, per chi non ha ancora regolarizzato la propria posizione, può scattare una trattenuta pari al 5% sull’importo lordo della prestazione. È una decurtazione temporanea, pensata per sollecitare il beneficiario a completare gli adempimenti mancanti.

Questa riduzione non colpisce gli importi più bassi, in genere sotto i 100 euro mensili, che vengono esclusi dalla trattenuta iniziale per tutelare chi ha mezzi limitati. Per tutti gli altri, invece, il taglio è un segnale chiaro: il tempo per intervenire sta finendo. E in questi casi aspettare non aiuta, anzi può peggiorare la situazione.

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Photo by delphinmedia – Pixabay

Cosa accade se non si interviene in tempo

Superata la scadenza senza alcuna comunicazione, le conseguenze diventano molto più severe. L’INPS può procedere con la revoca definitiva della prestazione, interrompendo i pagamenti futuri. Ma non è tutto: l’assenza di regolarizzazione apre anche la strada al recupero delle somme già versate nel periodo considerato non corretto.

In pratica, il cittadino può ritrovarsi a dover restituire gli importi percepiti senza aver inviato la dichiarazione richiesta. E quando il recupero riguarda più mesi, il debito può crescere rapidamente, arrivando anche a cifre elevate. In alcuni casi si parla di migliaia di euro, recuperabili tramite trattenute su altre prestazioni oppure attraverso procedure di riscossione dedicate.