L’emendamento al Decreto Sport introduce standard più severi per i sistemi di filtraggio e ricircolo dell’acqua. Per le strutture non in regola scatta l’obbligo di adeguamento, con fondi dedicati e una scadenza ravvicinata che può portare perfino alla chiusura degli impianti.

Il settore delle piscine pubbliche e private aperte al pubblico entra in una fase di forte cambiamento. Con l’approvazione dell’emendamento al Decreto Sport, il legislatore punta a ridurre i rischi legati ai sistemi di aspirazione e filtraggio, imponendo criteri tecnici più stringenti e uniformi. Non si tratta di un semplice aggiornamento burocratico: per molti gestori, la nuova norma significa verifiche immediate, interventi strutturali e una corsa contro il tempo per evitare conseguenze operative molto pesanti.
Regole più severe contro l’effetto ventosa
Al centro della riforma ci sono i dispositivi sommersi delle vasche, in particolare le prese di fondo e le bocchette laterali. È qui che il legislatore interviene con maggiore decisione, imponendo la sostituzione delle parti non a norma con elementi aggiornati secondo i più moderni criteri di ingegneria idraulica. L’obiettivo non è solo tecnico, ma soprattutto preventivo: evitare quel pericoloso “effetto ventosa” che può trattenere una persona sul fondo della piscina e rendere complicati i soccorsi.
Si tratta di un rischio noto agli addetti ai lavori, ma spesso sottovalutato da chi guarda all’impianto solo dal punto di vista estetico o funzionale. In realtà, dietro una griglia di aspirazione correttamente progettata si nasconde una parte essenziale della sicurezza complessiva. Un sistema difettoso può trasformare una vasca apparentemente moderna in un ambiente pericoloso, soprattutto nei momenti di maggiore affluenza.
Stop immediato per chi non è in regola
Uno degli aspetti più severi del nuovo impianto normativo riguarda le conseguenze per le strutture che non rispettano i requisiti richiesti. Fino a ieri, una non conformità poteva tradursi in una sanzione amministrativa o in una prescrizione da risolvere nel tempo. Oggi, invece, il quadro cambia radicalmente: la presenza di sistemi di aspirazione fuori norma può portare alla sospensione immediata dell’attività.
In pratica, se durante un’ispezione vengono rilevate irregolarità strutturali o impiantistiche, la vasca dovrà essere chiusa al pubblico fino al completamento dei lavori e al successivo collaudo. Non è un dettaglio secondario. Per una piscina che lavora nel pieno della stagione estiva, un fermo forzato significa perdita di incassi, disagi per l’utenza e un danno reputazionale difficile da recuperare.

Fondi statali e scadenza del 1° agosto
Adeguarsi ai nuovi standard avrà inevitabilmente un costo. Sostituire pompe, aggiornare i circuiti interni e installare protezioni più moderne richiede investimenti che possono pesare in modo significativo sui bilanci, soprattutto per le realtà più piccole o per gli impianti pubblici comunali. Proprio per questo, la riforma prevede anche un sostegno economico dedicato.
Per il 2026 è stato istituito un fondo statale da 4,7 milioni di euro, pensato appositamente per finanziare gli interventi di aggiornamento delle piscine. Le risorse, attinte dai fondi speciali del Ministero dell’Economia, serviranno ad assorbire parte delle spese di progettazione e realizzazione dei lavori. È un aiuto importante, soprattutto per le strutture pubbliche, che spesso devono fare i conti con margini di spesa molto limitati.

