Le nuove regole INPS, aggiornate con la Legge di Bilancio, alleggeriscono il peso della prima casa e premiano i nuclei con figli. Risultato? Più famiglie potranno accedere ai sostegni e, in molti casi, ricevere importi mensili più alti.

L’inizio del nuovo anno porta con sé una revisione profonda dei criteri usati per valutare la situazione economica delle famiglie italiane. Le modifiche introdotte sulla certificazione ISEE non sono solo un ritocco tecnico: cambiano in modo concreto l’accesso ai principali strumenti di welfare, a partire dall’Assegno di Inclusione. In pratica, il sistema diventa più aderente alla realtà di chi vive con redditi bassi, figli a carico e spese fisse sempre più pesanti. E per molti nuclei, questo significa una soglia di ingresso più favorevole e un sostegno mensile meno penalizzante.
Prima casa meno pesante nel calcolo ISEE
La novità più importante riguarda il patrimonio immobiliare, in particolare la prima casa di proprietà. Fino a oggi, l’abitazione principale poteva incidere in modo significativo sul calcolo dell’indicatore, penalizzando famiglie che, pur vivendo in condizioni economiche fragili, risultavano proprietarie dell’immobile in cui abitano. Una situazione tutt’altro che rara, soprattutto nelle grandi città dove il valore catastale delle case è più elevato e il costo della vita mette sotto pressione anche i bilanci più prudenti.
Con le nuove disposizioni, la franchigia sulla casa cresce in maniera netta. Il valore escluso dal conteggio passa da 52.500 euro a 91.500 euro per la generalità dei richiedenti. Ma il vantaggio è ancora più evidente nei Comuni capoluogo delle città metropolitane, dove la soglia sale fino a 120.000 euro. Non è tutto: per ogni figlio convivente successivo al primo, si aggiunge un’ulteriore maggiorazione di 2.500 euro. Questo meccanismo riduce il peso reale dell’immobile sul calcolo finale e, di conseguenza, abbassa l’ISEE complessivo. In altre parole, una parte più ampia del valore della casa viene neutralizzata, lasciando emergere con maggiore chiarezza la reale capacità economica del nucleo.
Più vantaggi per chi ha figli a carico
Accanto alla revisione sul patrimonio immobiliare, arriva un intervento altrettanto rilevante sulla scala di equivalenza. Si tratta del coefficiente che serve a modulare il valore economico del nucleo in base al numero dei componenti. Più la famiglia è numerosa, più il parametro deve riflettere il peso delle spese quotidiane. Ed è proprio qui che il sistema cambia passo, con un’attenzione particolare ai nuclei con figli.
La novità più evidente è la maggiorazione prevista per le famiglie con due figli a carico. In precedenza, rispetto a un nucleo con un solo figlio, non era previsto alcun incremento specifico. Ora invece il criterio viene corretto, riconoscendo in modo più realistico i costi aggiuntivi legati alla crescita dei minori. Per i nuclei con tre o più figli, il ricalcolo è ancora più favorevole: tutti i parametri aumentano di 0,05 punti percentuali rispetto alle vecchie regole.

Nessun mese di stop e ricalcolo automatico delle domande
Un’altra modifica molto attesa riguarda la continuità del pagamento. In passato, al termine del primo ciclo di fruizione, era previsto un mese di sospensione tra la diciottesima e la diciannovesima mensilità. Una pausa che, nella pratica, lasciava le famiglie senza alcuna entrata proprio nel momento del rinnovo, creando difficoltà evidenti nella gestione delle spese di tutti i giorni.
Dal 2026 questo passaggio viene eliminato. Le famiglie potranno inoltrare la domanda di rinnovo senza subire un blocco temporaneo dei pagamenti, garantendo così una maggiore stabilità economica. Rimane però un aspetto da considerare: la prima mensilità del nuovo ciclo viene liquidata al 50% dell’importo ordinario. È una riduzione iniziale, ma viene compensata dall’assenza totale di interruzioni tra una fase e l’altra del beneficio. Il risultato è un sistema più lineare, meno penalizzante e più facile da gestire anche per chi vive con risorse limitate.

