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Bonus SAR 2026: requisiti, importi e domanda online

Bonus SAR 2026: requisiti, importi e domanda online
Photo by geralt – Pixabay
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Parte la procedura su FTWeb: ecco chi può ottenere fino a 3.000 euro lordi, come si calcola l’indennità e quali documenti servono per non rischiare errori o ritardi.

Bonus SAR 2026: requisiti, importi e domanda online
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Il Bonus SAR torna al centro dell’attenzione come uno degli strumenti più rilevanti per chi ha concluso un contratto di somministrazione e si trova ora in una fase di passaggio tra un impiego e il successivo. Non si tratta di un aiuto generico, ma di una misura costruita per offrire un supporto concreto a una categoria di lavoratori spesso esposta a percorsi professionali discontinui. In un contesto segnato da incertezza economica e costi della vita in aumento, questo contributo può fare davvero la differenza nel breve periodo.

L’indennità è gestita nell’ambito del sistema bilaterale del settore e viene erogata in base ai giorni effettivamente lavorati nell’ultimo anno. Proprio questa impostazione rende il beneficio più aderente alla storia lavorativa del richiedente: più lunga è stata l’attività svolta, maggiore può essere il rimborso ottenuto. Il meccanismo non è automatico, però. Serve rispettare requisiti ben definiti, seguire i tempi corretti e presentare una domanda completa in ogni sua parte.

A chi spetta il Bonus SAR e quali sono i requisiti

Per accedere al Bonus SAR non basta aver lavorato con un contratto in somministrazione. Occorre, infatti, rientrare in una delle fasce previste dalla misura e aver maturato specifiche condizioni di disoccupazione e anzianità lavorativa. Il criterio principale riguarda i giorni di attività svolti nell’arco dei dodici mesi precedenti la fine del rapporto di lavoro. La fascia più favorevole è quella che consente di ottenere l’importo massimo, pari a 3.000 euro lordi. In questo caso, il lavoratore deve risultare disoccupato da almeno 45 giorni e deve aver accumulato almeno 110 giorni di lavoro, oppure 440 ore, nell’ultimo anno. Si tratta della soglia più alta e premia chi ha avuto una presenza più continuativa nel settore.

Esiste poi una seconda fascia, pensata per chi ha maturato almeno 90 giorni di lavoro. In questo caso l’indennità scende a 1.000 euro lordi, ma continua a rappresentare un sostegno importante per affrontare le spese immediate. Anche qui il principio è chiaro: riconoscere il lavoro svolto e accompagnare il professionista in una fase delicata, senza lasciarlo privo di tutele.

Importi, fasce e modalità di calcolo dell’indennità

Il Bonus SAR si presenta come un sostegno una tantum e, proprio per questo, viene considerato una delle misure più incisive per chi si trova improvvisamente senza reddito. L’importo massimo di 3.000 euro lordi è riservato ai profili con un’anzianità lavorativa più consistente nell’ultimo anno. Per chi invece si ferma alla soglia dei 90 giorni, il contributo è pari a 1.000 euro lordi.

Va ricordato che le somme erogate sono soggette a tassazione ordinaria, perché vengono trattate come reddito assimilato a quello da lavoro dipendente. Anche con questa tassazione, però, il beneficio mantiene una forte utilità pratica. Può servire per coprire bollette, affitto, spese quotidiane oppure per sostenere percorsi di formazione in vista di una nuova occupazione. E in un periodo di transizione, avere una base economica più solida può cambiare molte cose.

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Domanda online, scadenze e documenti da preparare

La data da segnare è 20 aprile. Da quel giorno sarà possibile presentare la domanda attraverso la piattaforma telematica dedicata. La procedura non passa direttamente dal portale INPS in senso stretto, ma si svolge tramite Forma.Temp, l’ente bilaterale che gestisce i fondi destinati ai lavoratori in somministrazione. Per accedere, è necessario utilizzare il portale FTWeb, registrarsi, caricare i documenti richiesti e seguire l’evoluzione della pratica.

L’intero processo è digitalizzato, con l’obiettivo di semplificare i controlli e velocizzare i tempi di gestione. In teoria, quindi, meno carta e meno passaggi inutili. In pratica, però, serve attenzione massima: una domanda incompleta o un allegato non leggibile possono rallentare tutto. È un aspetto che molti sottovalutano, ma che può fare la differenza tra una pratica accolta e una respinta.