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Tassa sulle consegne e-commerce: rinvio per problemi tecnici

Tassa sulle consegne e-commerce: rinvio per problemi tecnici
Photo by rizsign – Pixabay
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Il Governo prende tempo sull’introduzione della “tassa sui pacchi”: l’obiettivo è ridurre l’impatto ambientale e riequilibrare la concorrenza con il commercio locale, ma restano molte incognite tecniche e politiche.

Tassa sulle consegne e-commerce: rinvio per problemi tecnici
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Un rinvio strategico per una misura controversa

La cosiddetta tassa sui pacchi, pensata per colpire le spedizioni legate agli acquisti online effettuati tramite i grandi marketplace, potrebbe vedere un rinvio significativo. L’introduzione dell’imposta, inizialmente prevista a breve termine, si sta scontrando con ostacoli tecnici e resistenze politiche. Il prelievo fisso da due euro sulle consegne di piccoli pacchi ha acceso un ampio dibattito che coinvolge consumatori, operatori della logistica e negozianti. In discussione non c’è solo il quando, ma anche il come: applicare la tassa in modo efficace senza generare disagi o ingiustizie resta una sfida aperta.

Oltre la fiscalità: sostenibilità e tutela del commercio locale

L’obiettivo dichiarato della misura va ben oltre l’aspetto fiscale. L’iniziativa nasce da esigenze ambientali e sociali: il traffico di furgoni per le consegne dell’ultimo miglio grava sui centri urbani, alimentando congestione e inquinamento. Allo stesso tempo, i piccoli negozi di quartiere continuano a soffrire la concorrenza delle piattaforme digitali, spesso più competitive grazie a economie di scala e regimi fiscali meno stringenti.

Introdurre un costo fisso per le spedizioni di basso valore intende scoraggiare ordini impulsivi e favorire un approccio più razionale agli acquisti. La speranza è di vedere meno viaggi singoli e una logistica più ottimizzata, con un possibile ritorno verso i punti vendita fisici, almeno per i prodotti di uso quotidiano.

Tecnologia e burocrazia frenano l’attuazione

A rallentare l’iter non è un ripensamento politico, ma la complessità dell’attuazione. Il Governo sta considerando una finestra temporale più ampia, che consenta agli operatori coinvolti di adattarsi alle nuove regole. Si parla di una possibile entrata in vigore a fine 2025 o inizio 2026.

Le domande ancora aperte sono molte: chi sarà incaricato di riscuotere il contributo? Come si gestiranno le spedizioni internazionali? Il rischio è che, senza una regolamentazione chiara, il peso dell’imposta si scarichi su corrieri e operatori italiani, lasciando indenni i grandi gruppi esteri.

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Chi pagherà davvero e quali le esenzioni previste

Anche se formalmente saranno i venditori o i marketplace a versare la tassa, è prevedibile che il costo venga trasferito sul consumatore finale sotto forma di spese di spedizione più alte. La misura riguarderà principalmente i plichi di piccole dimensioni, quelli che costituiscono la maggior parte degli ordini giornalieri sulle piattaforme globali.

Alcune esenzioni sono già in discussione: tra queste, le spedizioni presso locker e punti di ritiro convenzionati, che permettono una distribuzione più sostenibile. Potrebbero essere escluse anche le consegne verso aree svantaggiate o i piccoli comuni montani, dove l’e-commerce rappresenta spesso l’unico canale di approvvigionamento. In fase di valutazione anche le spedizioni legate al mercato dell’usato e alle vendite tra privati, per non ostacolare la circolarità economica. La sfida sarà bilanciare sostenibilità e inclusività, senza danneggiare famiglie e imprese in un contesto economico ancora fragile.