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Riformare le pensioni: i numeri che spiegano perché agire è necessario

Riformare le pensioni: i numeri che spiegano perché agire è necessario
Photo by Vladvictoria – Pixabay
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Nel 2024, il numero dei pensionati italiani ha toccato quota 16.305.880, con un aumento di 75.723 individui rispetto all’anno precedente. Questo incremento è principalmente attribuibile alle deroghe alla riforma Fornero e alla crescita dei pensionati che beneficiano di assistenza parziale o totale, i quali ora rappresentano poco meno del 44% del totale.

Riformare le pensioni: i numeri che spiegano perché agire è necessario
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Questa situazione intricata è dettagliata nel tredicesimo Rapporto del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali. Presentato a Montecitorio davanti a figure di rilievo come il presidente della Camera Lorenzo Fontana e il vice premier Antonio Tajani, il rapporto fa luce sull’evoluzione della spesa pensionistica. Con un impressionante balzo a 286,14 miliardi di euro nel 2024, questa spesa ha visto un incremento di 18,7 miliardi rispetto al 2023, principalmente a causa dell’aumento dei pensionati e dell’adeguamento delle pensioni. Tuttavia, anche le entrate contributive sono cresciute, raggiungendo i 260,59 miliardi grazie al boom occupazionale, portando il disavanzo previdenziale a migliorare, passando da -30,72 miliardi a -25,55 miliardi.

Bilancio tra previdenza e assistenza: una sfida aperta

Al centro dell’analisi vi è l’osservazione che “tutto sommato il sistema è in equilibrio”, secondo Alberto Brambilla, presidente di Itinerari Previdenziali. Tuttavia, egli avverte che la vera sfida sarà gestire la transizione demografica senza precedenti, mantenendo un severo controllo sull’età pensionabile e la commistione tra previdenza e assistenza.

Inoltre, il rapporto tra lavoratori attivi e pensionati ha raggiunto l’1,4758, il miglior dato mai registrato, ma ancora sotto la soglia di sicurezza di 1,5. Per avvicinarsi a questa soglia, è cruciale ridurre le numerose anticipazioni pensionistiche, incentivare l’occupazione di giovani e donne e adattare i contratti di lavoro secondo un ciclo vitale che tenga conto dell’età.

Il peso della previdenza pubblica e l’impatto del settore privato

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Il deficit complessivo del sistema previdenziale è gravato dai 46 miliardi di passivo della gestione dei dipendenti pubblici e dalle perdite tra artigiani e coltivatori diretti. Al contrario, la gestione dei lavoratori dipendenti evidenzia un attivo di 11,58 miliardi, guidata anche dalle casse privatizzate e dalla gestione separata dei lavoratori parasubordinati, contribuendo positivamente al saldo previdenziale.

Attualmente, su ogni 3,58 residenti in Italia, uno è un pensionato. Questa proporzione elevata è destinata a crescere, con il picco dell’invecchiamento atteso per il 2045. In media, ogni pensionato riceve 1,411 prestazioni, un dato che riflette una distribuzione di benefici che comprende anche l’Assegno di inclusione e altri trattamenti assistenziali.

La sfida delle pensioni anticipate e la loro durata

Analizzando il 2024, si rileva che sono in pagamento 23.015.011 prestazioni pensionistiche, con un aumento di oltre 95mila rispetto al 2023. Di queste, molte rappresentano prestazioni di lunga durata: oltre 2 milioni da più di 30 anni, con alcune che superano i 40 anni. La durata media delle pensioni anticipate è oltre 31 anni, indicando una discrepanza significativa rispetto all’età di pensionamento ufficiale, fissata intorno ai 67 anni.

L’importo medio annuo di una pensione è di 15.821 euro, ma dato che molti pensionati ricevono più prestazioni, la cifra pro capite effettiva sale a 22.331 euro.